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LE CONSEGUENZE DELLA MANCATA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE
UNA NUOVA CRISI DEI
PARTITI
CHE TRAVOLGE LO STATO
È a cominciare
dal Parlamento e dal Governo che emergono i difetti peggiori del Paese.
Siamo di fronte alla frantumazione degli interessi, a discapito del bene
comune che nessuno più rappresenta.
di Beppe Del Colle
È vero: l’Italia sta vivendo una seconda stagione di grave crisi
istituzionale, dopo quella di Tangentopoli. Crisi istituzionale perché è
nelle istituzioni, a cominciare dal Parlamento e dal Governo, che emergono i
difetti peggiori del Paese, ed essenzialmente il peggiore di tutti: la
mancata riforma di una Costituzione formale ormai lontana dalla costituzione
reale di un Paese, che riflette nel numero enorme di partiti e partitini la
profonda, terribile frantumazione degli interessi, quelli delle classi,
delle categorie e delle "caste", come quelli dei privati cittadini.
Può darsi che molto dipenda dalla fine dei partiti tradizionali, che bene
o male rappresentavano interessi generali collegati a un’idea di bene
comune. Ma resta innegabile che quei partiti scomparsi sono ancora ben
presenti sulla scena politica attraverso le loro superstiti dirigenze, in
particolare fra gli ex del Pci, "risparmiati" da Mani pulite; e sono questi
che campeggiano nelle cronache con i connotati negativi di protagonisti,
veri o presunti, dei nuovi scandali, legati alle vicende finanziarie e alle
"scalate" bancarie di cui si occupa soprattutto il pettegolezzo
giornalistico. Un pettegolezzo alimentato dalle intercettazioni telefoniche,
non importa se ordinate o no dalla magistratura e giudicate o no utili alle
sue indagini, o se provenienti da fonti segrete e illegittime.
Il caso Visco-Speciale, risolto ambiguamente dal Senato sull’esempio
altrettanto ambiguo dato dal Governo (l’offerta al generale comandante della
Guardia di finanza di dimettersi in cambio di un posto alla Corte dei conti,
sebbene fosse giudicato "sleale" dal ministro dell’Economia), non finirà
certo qui, visto che l’opposizione sembra intenzionata a chiedere una
commissione d’inchiesta parlamentare, e considerato che l’argomento è
servito egregiamente alla stessa opposizione alla vigilia delle elezioni
amministrative.
Ma è innegabile che la parte essenziale del "caso" sia stata
soprattutto materia di interesse giornalistico. E qui sta – a nostro
giudizio – la differenza con Tangentopoli, che bene o male consisteva in
precise indagini giudiziarie (che si trattasse di "toghe rosse" o meno lo
diranno, speriamo, gli storici futuri) e dunque poteva fornire concreti
elementi di giudizio a un’opinione pubblica allora come oggi sconcertata e
amareggiata, ma non costretta, come invece è oggi, ad accontentarsi di
"scoop" mediatici senza prove certe.
In ogni modo, anche dopo il caso Visco-Speciale nulla è cambiato rispetto
ai problemi più decisivi per il futuro del nostro Paese, ai quali finora il
Governo Prodi non ha saputo dare risposte, date le sue divisioni interne.
Esemplificando: si farà la Tav Torino-Lione? Si raddoppierà la base
americana di Vicenza? Si taglieranno le tasse senza ridurre troppo la spesa
pubblica, che è pur sempre necessaria in un Paese in cui crescono i poveri?
Si renderà il lavoro dei giovani meno precario?
Almeno su un punto, tuttavia, gli ultimi fatti di cronaca politica
consentono un minimo di speranza di ritorno alla ragionevolezza: lo
scollamento nella Sinistra estrema in occasione della riuscita visita a Roma
del presidente Bush. Ancora una volta si è visto come la Sinistra
"rivoluzionaria", "no global" o anarchica, lanciando pietre, sfondando
vetrine di banche, oltraggiando la lapide in memoria del sacrificio di Aldo
Moro, non sappia fare altro che indebolire la Sinistra tout court. La
lezione venuta dalle piazze romane è chiara, a patto che la Sinistra estrema
"di Governo" la capisca bene. Ma Franco Giordano ha già detto che
Rifondazione «non farà sconti sul Dpef».
Beppe Del Colle
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