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Sito aggiornato a giovedì, 11 settembre 2008

     
   


LE CONSEGUENZE DELLA MANCATA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

UNA NUOVA CRISI DEI PARTITI
CHE TRAVOLGE LO STATO


È a cominciare dal Parlamento e dal Governo che emergono i difetti peggiori del Paese. Siamo di fronte alla frantumazione degli interessi, a discapito del bene comune che nessuno più rappresenta.

di Beppe Del Colle
 

È vero: l’Italia sta vivendo una seconda stagione di grave crisi istituzionale, dopo quella di Tangentopoli. Crisi istituzionale perché è nelle istituzioni, a cominciare dal Parlamento e dal Governo, che emergono i difetti peggiori del Paese, ed essenzialmente il peggiore di tutti: la mancata riforma di una Costituzione formale ormai lontana dalla costituzione reale di un Paese, che riflette nel numero enorme di partiti e partitini la profonda, terribile frantumazione degli interessi, quelli delle classi, delle categorie e delle "caste", come quelli dei privati cittadini.

Può darsi che molto dipenda dalla fine dei partiti tradizionali, che bene o male rappresentavano interessi generali collegati a un’idea di bene comune. Ma resta innegabile che quei partiti scomparsi sono ancora ben presenti sulla scena politica attraverso le loro superstiti dirigenze, in particolare fra gli ex del Pci, "risparmiati" da Mani pulite; e sono questi che campeggiano nelle cronache con i connotati negativi di protagonisti, veri o presunti, dei nuovi scandali, legati alle vicende finanziarie e alle "scalate" bancarie di cui si occupa soprattutto il pettegolezzo giornalistico. Un pettegolezzo alimentato dalle intercettazioni telefoniche, non importa se ordinate o no dalla magistratura e giudicate o no utili alle sue indagini, o se provenienti da fonti segrete e illegittime.

Il caso Visco-Speciale, risolto ambiguamente dal Senato sull’esempio altrettanto ambiguo dato dal Governo (l’offerta al generale comandante della Guardia di finanza di dimettersi in cambio di un posto alla Corte dei conti, sebbene fosse giudicato "sleale" dal ministro dell’Economia), non finirà certo qui, visto che l’opposizione sembra intenzionata a chiedere una commissione d’inchiesta parlamentare, e considerato che l’argomento è servito egregiamente alla stessa opposizione alla vigilia delle elezioni amministrative.

Ma è innegabile che la parte essenziale del "caso" sia stata soprattutto materia di interesse giornalistico. E qui sta – a nostro giudizio – la differenza con Tangentopoli, che bene o male consisteva in precise indagini giudiziarie (che si trattasse di "toghe rosse" o meno lo diranno, speriamo, gli storici futuri) e dunque poteva fornire concreti elementi di giudizio a un’opinione pubblica allora come oggi sconcertata e amareggiata, ma non costretta, come invece è oggi, ad accontentarsi di "scoop" mediatici senza prove certe.

In ogni modo, anche dopo il caso Visco-Speciale nulla è cambiato rispetto ai problemi più decisivi per il futuro del nostro Paese, ai quali finora il Governo Prodi non ha saputo dare risposte, date le sue divisioni interne. Esemplificando: si farà la Tav Torino-Lione? Si raddoppierà la base americana di Vicenza? Si taglieranno le tasse senza ridurre troppo la spesa pubblica, che è pur sempre necessaria in un Paese in cui crescono i poveri? Si renderà il lavoro dei giovani meno precario?

Almeno su un punto, tuttavia, gli ultimi fatti di cronaca politica consentono un minimo di speranza di ritorno alla ragionevolezza: lo scollamento nella Sinistra estrema in occasione della riuscita visita a Roma del presidente Bush. Ancora una volta si è visto come la Sinistra "rivoluzionaria", "no global" o anarchica, lanciando pietre, sfondando vetrine di banche, oltraggiando la lapide in memoria del sacrificio di Aldo Moro, non sappia fare altro che indebolire la Sinistra tout court. La lezione venuta dalle piazze romane è chiara, a patto che la Sinistra estrema "di Governo" la capisca bene. Ma Franco Giordano ha già detto che Rifondazione «non farà sconti sul Dpef».

 

Beppe Del Colle